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UNZIONE DEGLI INFERMI – L’ultima carezza di Cristo

L’ULTIMA CAREZZA DI CRISTO

21 Marzo 2024 // di don Egidio Todeschini

Ho saputo che sua moglie è malata. Coraggio, mi raccomando. Uno di questi giorni verrò a trovarvi.

Grazie, signor parroco. Ma forse è meglio di no. Una sua visita potrebbe farle venire dei sospetti. Potrebbe pensare che venga per “l’olio santo” e che quindi per lei sia vicina la morte.

Ma cosa dice? Lei per caso evita di chiamare il medico perché sua moglie potrebbe pensare che venga a scriverle il certificato di morte?

No, ma il prete dagli ammalati viene specialmente per prepararli alla morte.

Ci mancherebbe… Il prete è innanzi tutto un evangelizzatore, cioè un portatore di buone notizie.

Ma quale buona notizia, reverendo, in un caso disperato come questo?

Che il Signore è vicino con il suo conforto… Le pare poco? Quando sua moglie sta male e voi suoi cari non potete far niente, non è già una grande cosa per lei l’abbracciarla e il dirle: sono qui io?

È vero! A volte basta una carezza per rasserenarla.

Ecco, non ha mai pensato che l’imposizione delle mani del sacerdote accompagnata dall’unzione con l’olio è la carezza di Gesù stesso peer consolare, incoraggiare e curare?

Il fatto è che non abbiamo abbastanza fede. Ci aiuti, signor parroco.

Sono qui per questo. Per questo le dicevo che voglio venire a trovarvi. San Giacomo nella sua Lettera dice proprio questo: “Qualcuno fra voi è malato? Chiami i sacerdoti della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con l’olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato”.

Ma perché questo sacramento così bello dell’amore premuroso del Signore per chi soffre è così temuto dalla gente, anche dai praticanti?

Per diverse circostanze storiche che le risparmio, l’Unzione era stata man mano relegata al termine della vita come “estremo conforto religioso”, l’Estrema Unzione appunto. E al di là delle intenzioni della Chiesa diventava come un vero e proprio annuncio di morte. Era quindi naturale che gente anche praticante ne avesse paura e la ritardasse a quando il malato a volte… era già morto.

Io non m’intendo molto di queste cose, ma probabilmente anche qui è questione di informazione.

Dica piuttosto catechesi. Gesù diceva: “Curate i malati e dite loro: è vicino a voi il regno di Dio”. Occorre dire al malato che il Signore si fa vicino anche a lui per aiutarlo a vivere quello che sta vivendo come Dio vuole, con la certezza che, per chi ama Dio, tutto e anche la malattia concorre alla realizzazione personale.

Il sacramento, normalmente, non si può improvvisare: dovrebbe essere una tappa di un cammino di fede. Quando l’annuncio di fede e le proposte di spiritualità riguardanti la malattia in una comunità sono una costante, al momento giusto non possono non dare il loro frutto: il desiderio dell’incontro con il Signore che consola e dà la sua forza.

Perciò il Sacramento “dell’Olio degli Infermi” potrebbe essere addirittura desiderato.

Certo non temuto, anzi dovrebbe essere sollecitato per il conforto e il bene dell’ammalato.

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