La lunga onda contro l’inforestierament
Bocciata alle urne l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” 20 Settembre 2026 // di don Egidio Todeschini
L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” era stata promossa dalla Unione Democratica di Centro (UDC, destra conservatrice). Il partito sostiene che dal 2007 l’immigrazione è aumentata in modo “incontrollato” e che presto la popolazione potrebbe superare i 10 milioni e perciò la Svizzera deve tirare il freno.
Dopo l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” del 2014” e quella “Per un’immigrazione moderata” (iniziativa di limitazione) del 2020, si trattava della terza iniziativa con un obiettivo simile che in pochi anni il partito ha portato alle urne.
L’UDC ritiene che la Svizzera sia sotto pressione a causa dell’immigrazione e parla di “stress da densità”. Il partito cita treni pieni, strade congestionate, tensione del mercato immobiliare, aumento della criminalità, elevati costi sociali.
L’opposizione invece, con il Consiglio federale e il Parlamento che proponevano di respingere l’iniziativa, ritengono che l’iniziativa metta in pericolo la prosperità della Svizzera, non solo per la carenza di manodopera immigrata (cure, edilizia, gastronomia, agricoltura, turismo), ma anche per l’evoluzione demografica della popolazione residente. Senza contare che porterebbe alla rescissione degli accordi bilaterali con l’UE.
Il 14 giugno scorso l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” è stata bocciata con il 55%, grazie soprattutto al voto nelle città e nei grandi agglomerati, mentre il Sì ha vinto in prevalenza nella campagne, nei paesi più piccoli e anche in Ticino, cantone che soffre di un massiccio frontalierato.
Sebbene si sia trattato ancora una volta di una sconfitta, l’UDC ha parlato di “una brutta giornata per la Svizzera”, mentre invece Economiesuisse ha sottolineato che la Svizzera dipende dalla manodopera immigrata o, per dirla in termini più critici, che l’economia ha bisogno di manodopera a basso costo. E il PLR (Partito Liberale Radicale) si è espresso in modo simile: “la forma più liberale di freno all’immigrazione” sarebbe quella di assegnare il lavoro prima all’interno del Paese, prima di cercare all’estero”.
Per dirla in breve: non è stato facile difendere questa posizione di fronte a una popolazione che non sempre beneficia direttamente dell’immigrazione. Da parte loro i nostri connazionali in Svizzera pare non si siano sentiti più di tanto coinvolti in questa votazione. Forse perché convinti che sarebbe stata respinta come altre in passato o perché si sentono più sicuri rispetto agli immigrati di altre nazionalità. Sappiamo però che a contare certo in queste decisioni non sono i meriti acquisiti o nobili principi di fratellanza, ma sempre motivi economici e interessi di paese.